AtelierBetty°°°

AGENDA DEL PROGETTO SEXYSHOCK

30 agosto 2006

Simposio delle femministe filosofe

SExyshock è lieta di annunciare:::: che anche lei sarà al

XII Simposio IAPh
Associazione Internazionale delle Filosofe
Roma, 31 agosto – 3 settembre 2006

IL PENSIERO DELL'ESPERIENZA
Giovedì 31 Agosto
9.00 (Sala Protomoteca - Campidoglio - scarica la mappa - jpg)


Benvenuto di Franca Coen
Introduzione di Francesca Brezzi e Giacomo Marramao
9.30-11.00 (Sala Protomoteca - Campidoglio)
ESPERIENZA

Luisa Muraro - Angela Ales Bello - Françoise Collin
11.00-13.00 (Sala Protomoteca - Campidoglio)
STORIA E MEMORIA

Maria Milagros Rivera - Michela Pereira
interviene: Elena Laurenzi (Archivia)
15.00 (Rettorato Roma Tre - scarica la mappa - jpg )
DIVINO

Letizia Tomassone - Erminia Macola
interviene: Rosetta Stella
17.00 (Rettorato Roma Tre)
WORKSHOPS

Esperienza
Silvia Stoller - Stella Gonzalez Arnal
Giovanna Providenti - Kathrin Hönig
Renate Dürr - Graziella Morselli - Andrea Guenter
Storia e Memoria
Elena Laurenzi - Joke Hermsen
Donatella Massara - Irene Tischler
Letizia Pelosi - Soran Reader
Divino
Marinella Perroni - Annemie Halsema
Joana Serrado - Laura Guadagnin
Francesca Brezzi - Maria Teresa Russo
20.30 (Casa Internazionale delle Donne)
Cena


ARTE
Donatella Franchi - Barbara Verzini
Elisabetta Baudino - Elin Svenneby
Elisabeth Schaefer - Marije Altorf
Maria Inversi - Arnisa Zequo
Venerdì 1 Settembre
9.30-11.00 (Rettorato Roma Tre)
GOVERNO, REGOLE E RELAZIONI

Aminata Traoré - Londa Esadze - Tamar Pitch
interviene: Ida Dominijanni
11.00-13.00 (Rettorato Roma Tre)
LAVORO

Lia Cigarini
interviene: Annarosa Buttarelli
15.00 (Rettorato Roma Tre)
WORKSHOPS

Governo, regole e relazioni I
Diana Sartori - Ida Dominijanni - Marisa Forcina
Mabel Campagnoli
Maria Joò - Silvia Niccolai
Jutta Gemeinhardt - Nikita Dhawan
Governo, regole e relazioni II
Elena Pulcini - Bia Sarasini
Costanza Fanelli - Lorraine Code
Marguerite La Caze - Louise Du Toit
Maria J. Guerra Palmero - Huey-li Li
16.00 (Rettorato Roma Tre)
WORKSHOPS
Lavoro

Tiziana Vettor - Birge Krondorfer - Natascha Gruber
17.00 (Rettorato Roma Tre)
Lavoro: regole e libertà
coordinano: Simonetta De Fazi, Tonia De Vita
Sabato 2 Settembre
9.00 (Rettorato Roma Tre)
SCIENZA E TECNOLOGIE

Barbara Duden
SESSUALITA' E INCONSCIO
Manuela Fraire
14.30 (Rettorato Roma Tre)
VITA QUOTIDIANA

Ina Praetorius - Chiara Zamboni
interviene: Wanda Tommasi
16.00 (Rettorato Roma Tre)
WORKSHOPS
Scienze e tecnologie

Caterina Botti - Elena Gagliasso
Gabriella Bonacchi - Elisabeth Strauss
Tristana Dini - Waltraud Ernst
Sessualità Anel Boshoff
Stefanie Wenner - Louise Derksen
Mercedes Lopez Jorge - Aranzazu H. Pinero - Meryl Altman
Vita quotidiana
Francesca De Vecchi - Jyl Gentzler - Rosa Rius Gatell
Schmitz - Pena Aguado - Mara Mauri Jacobsen
Alessandra Madella - Alessandra Pantano
18.00
IAPH membership meeting
21.00 (Casa Internazionale delle Donne)
Genealogie al Presente

Matri_x - Guglielma - Sexyshock
Sguardi sulle differenze - Sconvegno
Amatrix - Sito libreria delle donne
Archivia - Rete Sui Generis

Domenica 3 Settembre
9.00 (Rettorato Roma Tre)
EDUCAZIONE

Annamaria Piussi - Vita Cosentino
11.00 (Rettorato Roma Tre)
WORKSHOP
Educazione

Margarete Durst - Camilla Briganti - Stefania Tarantino
Alma Quinto - Ana Maria Bach - Campagnoli
Herrera - Leciniana - Narcisa Canilao
13.30 (Rettorato Roma Tre)
Saluti

3 Comments:

  • At 08 settembre, 2006, Anonymous Anonimo said…

    Grande “tradizione” femminista
    alla prova delle differenze
    Liberazione del 05-09-2007

    Il pensiero delle donne tra teoria consolidata e ricerca. Una
    situazione di stallo emersa dal Simposio dell’associazione
    internazionale delle filosofe alla terza università di Roma e alla Casa
    internazionale delle donne
    Beatrice Busi
    L’irruzione delle donne nei luoghi istituzionalizzati del sapere è un
    fenomeno storicamente recente. Niente di concesso, tutto di
    conquistato. Prima, da generazioni di lotta e protesta che hanno fatto
    da arieti contro l’esclusione femminile dai gradi d’istruzione più
    elevati. Poi, da un lavoro paziente e perseverante condotto come talpe
    laboriose contro il sospetto delegittimamente operato a lungo dall’
    accademia nei confronti della teoria prodotta da donne. Un tipo di
    teoria molto particolare, non finalizzata alla costruzione di sistemi,
    perché come ha scritto Rosi Braidotti è frutto della “passione”,
    risponde alla pulsione etica e politica costitutiva del femminismo ed è
    «desiderio costante di forme di ricerca, di espressione e di
    trasmissione di potere altre da quelle costituite nel sistema
    discorsivo patriarcale».
    Perché come diceva Teresa De Lauretis, il bisogno di teoria delle
    donne deriva dalla «necessità di perseguire strategie di discorso che
    diano voce al silenzio delle donne dentro, attraverso, contro, al di
    sopra, al di sotto e al di là del linguaggio degli uomini». Ma a coloro
    che hanno attraversato il Simposio dell’associazione internazionale
    delle filosofe che si è svolto a Roma da giovedì 31 agosto a domenica
    scorsa, probabilmente il tempo del silenzio delle donne deve essere
    sembrato lontanissimo. Quattro giorni di discussioni fittissime,
    articolate tra workshop e lunghe relazioni, tra le aule del Rettorato
    dell’Università di Roma Tre e la Casa internazionale delle donne, hanno
    restituito l’immagine di un pensiero consolidato e ormai maturo che non
    ha più bisogno di denunciare le esclusioni ma che è tutto impegnato al
    suo interno a trovare punti di equilibrio e traiettorie comuni,
    trasformando nel proprio punto di forza quell’ambivalenza costituiva
    dovuta al “parlare il silenzio delle donne con il linguaggio degli
    uomini”. Un paradosso e un’ambivalenza che molte delle relazioni hanno
    indicato come un modo di stare nelle cose del mondo, specifico del
    femminismo. Un’ambivalenza che determina un continuo movimento delle
    donne tra “dentro” e “fuori”. Portando la cultura politica delle donne
    dentro le università e rompendo lo schema mimetico di un sapere neutro
    e falsamente universale. Portando la pratica della relazione nelle
    istituzioni sociali e politiche, rompendo logiche di dominio e potere.
    Portando le competenze affettive dentro il mercato del lavoro,
    “femminilizzandolo” e rompendo la logica della competizione per
    insaturare il principio della cooperazione. Portando l’etica della cura
    nella sfera pubblica per mettere la “vita quotidiana” al cuore del
    governo. Portando soggetti corporei ed incarnati nella politica dei
    diritti per renderla strumento di libertà.

    Nel Simposio le tracce di queste rivoluzioni locali hanno costituito
    una trama di rimandi continui tra le relazioni di Françoise Collin e di
    Luisa Muraro nel panel sul rapporto tra esperienza e teoria, quella di
    Lia Cigarini sul lavoro, quelle di Tamar Pitch e Ida Dominijanni su
    governo, regole e relazioni, di Chiara Zamboni sulla vita quotidiana,
    di Manuela Fraire su sessualità e inconscio.

    Ma il fatto che il Simposio, giunto alla sua dodicesima edizione,
    quest’anno si svolgesse proprio in Italia, in parte ha pesato anche
    negativamente sul taglio con cui sono stati affrontati alcuni temi. Se
    il tema generale era il “pensiero dell’esperienza”, il filo conduttore
    implicito è stato soprattutto il “pensiero della differenza sessuale”.
    In effetti, nel femminismo italiano degli ultimi vent’anni, l’impegno è
    stato prevalentemente profuso nella messa a punto o nella messa in
    discussione della produzione teorica della Libreria delle donne di
    Milano e della comunità filosofica di Diotima. Sono invece rimaste in
    ombra le altre “differenze” che negli Stati uniti e nel Nord Europa
    hanno trovato uno spazio pubblico di agibilità discorsiva, sia dentro
    che fuori dai “gender studies”, come le soggettività lesbiche, queer e
    postcoloniali. Anzi, l’obiettivo polemico che ha attraversato molte
    delle relazioni, è stato paradossalmente proprio quella parte di
    pensiero femminista e non solo, che ha fatto della decostruzione il
    proprio stile intellettuale, cercando di superare le gabbie identitarie
    e mettendo l’accento più sulle differenze tra donne che sulla
    differenza binaria tra uomo e donna. Uno stile che spesso è diventato
    anche pratica politica nelle nuove generazioni del movimento
    femminista, cresciute leggendo Donna Haraway, Judith Butler e Teresa De
    Lauretis e che spesso preferiscono stabilire alleanze di affinità con
    il movimento gay lesbico e transgender che non con le femministe
    “venute prima” di loro.

    A tratti il peso della “tradizione” della teoria femminista italiana
    si è fatta sentire anche per quella tendenza a celebrare vittorie
    frettolose che ha caratterizzato il femminismo della differenza dal
    1996 in poi, quando la Libreria delle donne di Milano proclamava la
    “fine del patriarcato” nel “Sottosopra rosso”. Una celebrazione che
    rischia di impedire un confronto schietto sulle nuove sfide globali che
    i femminismi devono affrontare. Fatta eccezione per le relazioni di
    Aminata Traorè, che ha denunciato la devastazione del continente
    africano operata dalle politiche neoliberiste, e della studiosa
    georgiana Londa Esadze, che ha ricordato come corruzione e scarsa
    rappresentanza femminile siano fenomeni correlati, ci si è quasi
    dimenticate di esplorare ed indagare il lato oscuro della luna. Perchè
    “portare tutto al mercato del lavoro” significa anche che non c’è più
    distinzione tra tempo di vita e tempo di lavoro, perché lo stesso bio-
    potere usa dispositivi di cura e presa in carico della vita.
    Significativamente, è riuscito ad uscire dalla retorica della vittoria
    del femminismo, anche il panel su scienze e tecnologie, nel quale la
    discussione tra Elena Gagliasso, Caterina Botti e Gabriella Bonacchi
    attorno alla relazione di Barbara Duden, ha sottolineato il rischio di
    una “decorporeizzazione” del vivente, catturato tra l’invasività delle
    pratiche della tecnoscienza, esercitate in primo luogo sulle donne, e
    dell’uso strumentale che si fa del linguaggio scientifico nello spazio
    pubblico.

    Invece, nessuna vittoria da celebrare e nessuna reticenza sul lato
    oscuro della luna, o meglio sul “lato B” come lo ha definito Federica
    Giardini di Matri_x, durante il workshop “Genealogie al presente”, che
    sabato sera ha visto confrontarsi proprio “quelle venute dopo”, la
    generazione delle trenta-quarantenni, tra le quali i gruppi femministi
    Sexyshock, Sconvegno e A/matrix, il laboratorio Sguardi sulle
    differenze, Matri_x, le webmaster del sito della Libreria delle donne e
    la rete Sui Generis. L’accento è stato posto sul disagio della
    precarietà, materiale ed esistenziale, e sulla ricerca di un territorio
    di azione comune per trasformare le strategie di resistenza individuali
    in azione collettiva. Ma se è proprio l’esperienza che separa diverse
    generazioni di donne e rende diversi i femminismi, troviamo altri
    luoghi e altri modi per discuterne, per far parlare davvero queste
    differenze tra loro e “mettere al mondo” nuove ed altre impreviste
    libertà.

     
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